Recensione del libro Cuore di Edmondo De Amicis

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E’ senza ombra di dubbio uno dei libri più popolari d’Italia. Il libro Cuore di Edmondo De Amicis ha segnato la storia letteraria di questo Paese e accompagnato e fatto innamorare diverse generazioni.

Il libro altro non è che il diario del piccolo Enrico, un bimbo di terza elementare residente a Torino che giorno dopo giorno ci fa conoscere meglio la sua vita, trascinandoci all’interno della sua esperienza scolastica e facendoci condividere con lui sia i momenti di gioia che quelli di profonda malinconia. Conosceremo così lo scrivano fiorentino, il rigido maestro Perboni e la famosa maestra dalla penna rossa. Conosceremo anche Garrone, compagno di classe di Enrico nonché figlio di un carbonaio.

Insomma, Cuore è la rappresentazione nuda e pura della vita di un ragazzino. Di una vita vissuta in maniera vera ma soprattutto intensa, che non rifugge e tanto meno rinnega anche i suoi aspetti più tristi. Di una vita condotta a cavallo tra il 1881 e il 1882, ovvero sotto il Regno di Re Umberto I, un periodo storico in cui il popolo andava particolarmente fiero della nazione, dopotutto nata soltanto una ventina di anni prima. Quindi Cuore non si limita ad essere la biografia di un bimbo torinese, ma è anche un documento storico che ci parla, in maniera senz’altro meno noiosa rispetto a quanto farebbe un libro didattico, di quello che era il clima sociale e politico di quegli anni.

Ciò che però colpisce dritto al cuore del lettore è la spontaneità del bambino. Sono i sentimenti umani, che trasudano verità e schiettezza. Perché oggi molto probabilmente non ci facciamo caso, distratti quali siamo dalla modernità che corre come un treno, ma la profondità dei sentimenti sta via via svanendo; sta per lasciare il posto a un mondo asettico, che sembra neppure più in grado di piangere lacrime vere o di provare una gioia autentica. Ecco, Cuore piace e cattura perché è un libro sensibile, è un libro che non tralascia i dettagli ma che anzi ci vuol proprio far conoscere, con un’attenzione che ha del meticoloso, la vita e i sentimenti del piccolo Ettore. Perché Cuore tratta fondamentalmente questo: l’animo delle persone.

Tutto ciò fa sì che i racconti di vita di cui il bambino ci porta a conoscenza non siano più semplici fatti di vita quotidiana: ogni personaggio, ogni storia, ogni ambientazione, ogni battuta, qui, hanno un loro senso. Ogni gesto, anche quello più semplice, ha un’aria tutta nuova. Speciale, quasi.

I racconti di scuola che si spalmano su tutta la lettura strizzano l’occhio all’amor di patria, e in fondo vogliono trasmettere anche questo: l’amor di patria, quell’amore che al giorno d’oggi siamo in grado di provare praticamente solo davanti a una partita di pallone. Ma l’amor di patria che emerge dal libro Cuore è più profondo e autentico. Autentico come autentica è la forza e la dedizione dei suoi personaggi; autentico come autentici sono i legami familiari che vengono raccontati. Autentico come autentico può esserlo un bambino di terza elementare che specie in un’epoca come quella, priva di strati e sovraesposizioni, si è ritrovato a doversi confrontare con la crudezza dei sentimenti. Dei suoi e degli altri.

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