Recensione di Tredici, la storia di Hannah Baker

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Moltissime persone, specialmente ragazze e ragazzi, hanno conosciuto la storia di Tredici grazie a Netflix che ne ha riproposto la serie tv anche in Italia. Ma in realtà Tredici altro non è che la trasposizione sul piccolo schermo di un libro che esiste ormai da un po’.

Tredici: la trama in breve

E’ la storia di Hannah Baker, compagna di classe di Clay Jensen (co-protagonista della storia), che per via degli sfottò subiti a scuola, delle angherie a cui è stata sottoposta e degli episodi di violenza e bullismo che ha dovuto sopportare, ha deciso di togliersi la vita. Prima di porre fine alla sua esistenza, però, Hannah ha lasciato ai suoi “amici”, nonché al suo vero amico Clay, delle strane cassette. Su ciascuna di queste infatti v’è registrata una storia, una per ogni persona che in un modo o nell’altro ha portato Hannah verso il suicidio.

Ma quello che Clay non riesce a spiegarsi è cosa c’entri anche lui in questa storia, lui che con la Baker aveva avuto un rapporto sempre molto sereno e contraddistinto da una grande complicità. Tra l’altro Clay non può neppure ascoltare subito la registrazione che lo riguarda, perché le “regole” vogliono che le cassette siano riprodotte nell’ordine in cui le ha lasciate Hannah. E allora, nastro dopo nastro, tutti i tasselli del mosaico verranno lentamente ricomposti e la storia che ha spinto la ragazza alla morte verrà portata alla luce del sole.

Considerazioni

Tredici, sia nella versione film che nell’originale rappresentato dal libro, è una storia intrigante e affascinante, ma anche spietata. Molto spietata. Perché volenti o nolenti ci mette a confronto non solo con temi di grande attualità (il bullismo, la violenza, il sesso, la scuola…), ma anche perché ci fa conoscere senza troppi perbenismi di sorta e senza troppe ridondanze ciò che siamo: una società in cui l’empatia è andata a farsi benedire, prevaricata dalla brama di protagonismo e di popolarità.

La storia di Hannah è certamente contorniata da elementi se vogliamo pittoreschi, come appunto la registrazione delle cassette fatta prima di morire, ma dietro questo paravento che dà sicuramente colore alla storia, si cela uno spaccato di vita estremamente vero.

E il bello del libro, a cui poi il film ha tenuto fede, è che il linguaggio usato (nel caso specifico da Jay Asher, l’autore) è un linguaggio semplice e diretto. Un linguaggio che si capisce sin da subito a chi è diretto. E non manca la tensione, quella sana tensione che si divide tra la mente confusa e impietrita di un ragazzo che ha appena perso un’amica, e lo stato d’animo che Hannah ha avuto per tutti quei giorni vissuti prima del suicidio.

Difficile quindi definirlo con poche parole, perché il libro di Tredici può essere un thriller per certi versi, un drammatico per altri. Per altri ancora, invece, può esser visto come un classico libro per ragazzi. Diciamo che è un mix di tutte queste cose, e che proprio in quanto mix, peraltro ben riuscito, vale la pena di essere testato e goduto.

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